Segnalazioni

Via Aniello Falcone, asfalto sui sampietrini e dubbi dei residenti

Elegante e panoramica arteria di comunicazione tra Vomero e Chiaia, via Aniello Falcone è stata – per anni – oggetto delle attenzioni particolari di automobilisti e motociclisti, a causa della abbondante presenza di buche insidiose e pericolosi avvallamenti.

Il destino di una delle strade più prestigiose e, al contempo, malandate della città sembrava però volgere al meglio con l’intervento di manutenzione stradale operato negli ultimi mesi, volto a completare lavori operati sui sottoservizi.

In realtà, però, quanto compiuto ha fatto sorgere perplessità e domande nei residenti, sia per le modalità che per le tempistiche di esecuzione. A suscitare dubbi è stata, soprattutto, la scelta di posare un manto di asfalto sui sampietrini già presenti (e malandati); la posa dello stesso in prossimità di tombini e caditoie e la gestione delle campane della raccolta differenziata.

Riceviamo e pubblichiamo la mail dell’avvocato Stefano Marzano – residente nella zona – che pone quesiti circa il compimento dei lavori e la verifica degli stessi.

Mi chiedo se sia mai possibile, in un‘epoca in cui la tecnologia sembra giunta a livelli impensabili e l’intelligenza artificiale dovrebbe supportare (se non proprio sostituire) quella naturale (umana), realizzare un intervento con modalità e risultati fortemente deficitari, soprattutto per le tasche degli incolpevoli contribuenti.
Mi riferisco, in particolare, a quello di cui è stata resa oggetto, nei giorni scorsi, via Aniello Falcone in Napoli, in relazione al quale espongo alla Vostra testata e ai Vostri egregi Lettori le seguenti considerazioni.
1°) Appare decisamente assurdo sovrapporre un tappetino di asfalto su di una pavimentazione notevolmente malandata e costituita da dissestati cubetti di porfido, senza aver posto alcun preventivo rimedio ai pregressi diffusi fenomeni di cedimento del sottostante massetto di allettamento.
2°) Pur essendo da tempo programmato il detto intervento e disposto il temporaneo divieto di sosta sui tratti di strada direttamente interessati, l’ASIA e/o i competenti uffici tecnici comunali non hanno provveduto a disporre la preventiva rimozione, dalla sede stradale, delle numerose campane per la raccolta di carta, plastica, metallo e vetro.
In conseguenza di tale scellerata scelta, il tappetino di asfalto è stato originariamente steso lambendo il perimetro delle dette campane. Dopo di che, le campane sono state tutte rimosse e depositate sui retrostanti marciapiedi lato mare (per consentire la rabberciata stesura dei rappezzi di asfalto nel perimetro originariamente occupato da esse), così ostruendo radicalmente il passaggio dei pedoni o, altrimenti, creando ristretti corridoi pedonali (idonei a consentire il passaggio di un pedone alla volta, a senso unico alternato) che, in appena un paio di giorni, sono diventati non più percorribili perché utilizzati quali impropri sversatoi di materiali di risulta (allego, all’uopo, un eloquente corredo fotografico di data odierna: all. 1-11) .
Per effetto di tale, persistente, situazione di fatto – ormai cristallizzata da diversi giorni – i pedoni sono costretti a scendere frequentemente dal marciapiedi e a transitare direttamente sulla sede carrabile (quasi al centro della stessa, perché gli autoveicoli sono selvaggiamente parcheggiati in aderenza alle richiamate campane) ponendo a gravissimo rischio la loro incolumità e quella degli altri utenti (in particolare, dei motociclisti).
Sorge spontaneo domandarsi come sia possibile operare con una simile negligenza e incuria (anzi, oserei definirla una consapevole «criminale disorganizzazione») in un momento nel quale si piange l’ennesima scomparsa di due malcapitate donne e di un noto professionista che hanno recentemente perso la vita all’esito di due investimenti verificatisi in arterie centrali della nostra città e (ma solo ipocritamente) si sbandiera una forte attenzione per la tutela dei pedoni.
3°) Le grate in ghisa che ricoprono le caditoie per la raccolta delle acque meteoriche poste ai bordi della sede carrabile risultano per oltre il 90% ostruite da brecciolino e asfalto, rendendo decisamente nulla la loro funzione.
4°) Una grata posta trasversalmente sulla sede carrabile, in corrispondenza dell’intersezione di Calata S.
Francesco (tratto lato monte) con via Aniello Falcone, ha ceduto per ben due volte nell’arco di appena 48 ore e i lavori per la sua messa in sicurezza si sono rivelati così approssimativi e, comunque, mal eseguiti che permane l’attuale e concreto rischio di un nuovo cedimento, con grave pericolo per la circolazione, soprattutto dei motoveicoli. Infatti, all’esito del primo cedimento le grate in ghisa si sono posizionate «a coltello» sulla sede stradale e solo la provvida iniziativa del gestore del bar “Boomerang” (ubicato di fronte) – che ha tempestivamente posto alcuni cassonetti dei rifiuti urbani per segnalare il pericolo ai veicoli sopraggiungenti – ha evitato il verificarsi di un grave incidente.
5°) I tombini di accesso ai sottoservizi, pur essendo stati tutti preventivamente sollevati dal loro originario alloggio, risultano – ciò nonostante – quasi tutti sottoposti rispetto al livello finale del tappetino di asfalto e, in alcuni punti (in particolare, per chi proviene da via Torquato Tasso, lato valle e si immette in via Aniello Falcone) il detto dislivello è così elevato, da obbligare i motociclisti a manovre pericolose e ardite per evitare cadute.
6°) In numerosi tratti della sede carrabile il tappetino di asfalto è talmente sottile da lasciare intravedere i sottostanti cubetti di porfido, circostanza che induce agevolmente a presumere che, con l’imminente arrivo della stagione calda, il detto tappetino «si scioglierà come neve al sole»!
Avv. Stefano Marzano

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